Hervé Sacchi
Marco Taesi
Ci sono tanti proverbi o locuzioni che ricorrono nel linguaggio italiano e che tendono a rafforzare il concetto di squadra.
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“L’unione fa la forza”
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“Due teste sono meglio di una”
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“Remare tutti nella stessa direzione”
Tutte frasi che si prestano quando si parla di sostenibilità.
Quello che spesse volte è stato visto come “traguardo individuale” legato al perimetro aziendale, negli anni anche complici le nuove direttive europee ha per forza definito nuovi orizzonti introducendo sempre di più il concetto di ecosistema. In un panorama economico globale sempre più dominato dall'incertezza, le imprese stanno infatti comprendendo (o sono state costrette a comprendere) che l'ecosistema che le circonda è diventato il motore stesso della competitività.
Il successo aziendale non è più il frutto di un lavoro solitario, ma il risultato di una catena del valore che necessita di essere costantemente consolidata ed evoluta.
La vera innovazione oggi richiede di coinvolgere ogni attore della filiera in un percorso di crescita condivisa, puntando al miglioramento continuo e congiunto delle performance ambientali e sociali. Questo profondo cambio di paradigma spinge le organizzazioni ad abbandonare la tradizionale logica di chiusura per abbracciare una nuova cultura basata sulla trasparenza, sull'ascolto e sulla condivisione delle best practice. Misurare l'impatto sull'intera rete di fornitura cessa quindi di essere un semplice onere per trasformarsi in una straordinaria occasione di sviluppo per tutti.
Per esplorare queste dinamiche e capire come sta cambiando radicalmente il modo di fare impresa, abbiamo dialogato con Rossella Sobrero, una delle massime esperte in Italia di Corporate Social Responsibility (CSR), sostenibilità e comunicazione sociale e tra le organizzatrici de Il Salone della CSR e dell'Innovazione Sociale (che vedrà anche Feralpi Group tra i protagonisti con due speech).
Dottoressa Sobrero, il Salone della CSR è da sempre un acceleratore di connessioni. Oggi la sostenibilità non si fa più da soli, ma coinvolge l'intero ecosistema aziendale. Quanto è urgente per la grande industria italiana abbandonare la logica della singola impresa per abbracciare quella di filiera?
Mi sembra che si stia capendo che non basta fare bene, bisogna fare insieme. Non a caso sempre più imprese considerano la collaborazione con altri attori sociali un asset fondamentale per il successo dell’organizzazione. In questo scenario si colloca anche un diverso rapporto con i fornitori: l’impegno per migliorare la gestione della catena di fornitura è diventato per molte aziende un obiettivo prioritario. Nessun fornitore è solo un fornitore ma deve essere considerato un partner strategico. Condividere i rischi con i propri partner permette anche di reagire uniti alle eventuali crisi non solo geopolitiche…
Nei settori industriali più complessi e strategici, come quello manifatturiero e metallurgico, i grandi gruppi lavorano con centinaia di PMI. Qual è la responsabilità di un 'capofiliera' nel coinvolgere e supportare i propri fornitori in percorsi ESG?
Una grande impresa può fare molto per aiutare le PMI con le quali collabora: oltre a pagare i fornitori nei tempi dovuti, può organizzare percorsi di formazione, prevedere incontri periodici per un confronto sui possibili miglioramenti da mettere in atto, definire obiettivi condivisi di riduzione dei consumi energetici…Ogni organizzazione deve analizzare il proprio specifico caso per agire al meglio rispetto alla sostenibilità dei suoi processi. Le idee migliori spesso nascono dalla collaborazione tra i diversi partner.
Nel modello industriale tradizionale, le competenze venivano protette gelosamente. Oggi, anche attraverso iniziative come il Salone della CSR, le best practice vengono maggiormente condivise. Come sta cambiando la cultura aziendale in questo senso?
La sostenibilità è anche condivisione. Il Salone della CSR rappresenta un’occasione per le organizzazioni di confrontarsi tra loro. Come spesso diciamo, il Salone non è solo un palcoscenico dove raccontare i propri successi ma una palestra dove mettersi in discussione anche grazie al dialogo con altre realtà.
Nonostante qualche aggiustamento sulle tempistiche, le nuove direttive europee impongono di misurare l'impatto sull'intera catena di fornitura. Questo può spaventare i fornitori più piccoli. In che modo questo obbligo normativo in un'opportunità di crescita per tutta la sua rete?
Mi auguro che più della normativa valga il buon senso e che l’esperienza positiva di chi si è impegnato a crescere con i propri fornitori convinca anche gli indecisi.
Guardando al futuro, quale vantaggio competitivo reale e misurabile ottiene una filiera che impara a muoversi in modo compatto e integrato sui temi ESG, rispetto a chi agisce ancora in modo frammentato?
È necessario avere una visione sistemica che guardi alla filiera con occhi obiettivi e analitici, identificando le criticità ma anche le principali opportunità e gli elementi che possono consentire un miglior posizionamento strategico. Ogni impresa è caratterizzata da una catena del valore unica, strettamente legata alla propria identità e modello di business. Difficile quindi trovare una risposta che possa andare bene per tutti. Ma in generale possiamo dire che chi non inserire la sostenibilità nella propria strategia non raggiungere risultati significativi.
Il concetto di ecosistema si lega alla catena del valore, con un particolare riferimento alla supply chain. Le recenti progettualità di Feralpi Group come Scrap Suppliers Dialogue e Feralpi Value Alliance mettono al centro i concetti di sostenibilità e condivisione. Insieme ai propri partner è possibile creare un percorso di valore.
I risultati 2025 di Feralpi Group mostrano come la catena di fornitura faccia parte di un ecosistema integrato: abbiamo qualificato secondo criteri di sostenibilità il 95% dei partner italiani del rottame e attraverso la Feralpi Value Alliance abbiamo mappato il profilo ESG del 43% dei fornitori strategici.
Rossella Sobrero
Si occupa di comunicazione da anni affiancando alla consulenza l’attività di docenza e di saggistica. Nel 2002 fonda Koinètica, di cui è presidente, e dal 2005 organizza Il Salone della CSR e dell’innovazione sociale. Nel 2014 dà vita al blog CSR e Dintorni e nel 2015 crea la rete CSRnatives, network di studenti universitari appassionati di sostenibilità. Insegna comunicazione all’Università degli Studi di Milano e all’Università Cattolica.
È autrice di diversi libri sulla sostenibilità e nel 2025 ha pubblicato il suo primo libro per bambini Anna e la Banda del ghiacciolo sciolto.
Quando a 5 anni giocavo al Game Gear (sì, ho messo il link se non sai cosa sia) non potevo sapere che sarei diventato Social Media e Content Manager di Feralpi Group. Probabilmente non vi interessa, ma non ve ne faccio una colpa. Vercellese d’origine, gardesano d’adozione: vivo la vita un quarto di pizza alla volta. E con molta autoironia.
Mi piace raccontare e condividere. Scrivo. Lo faccio da tempo per passione e per lavoro, anche da giornalista. Sono fortunato. Come si dice, “Scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua”. Confucio aveva ragione (ma non ditelo ai boss). Sono Corporate Communication Manager per il Gruppo e anche per questo posso unire passione e piacere. A questo punto dovrei scrivervi – per rispettare la linea editoriale che ci siamo dati – delle mie passioni. Due staccano su tutte e lo fanno di gran lunga: Giulia e Lorenzo. È infatti nel tanto agognato "tempo libero" che mi attende il lavoro più difficile, ma è anche quello che ti riempie il cuore. Fare il papà. E con due adolescenti in casa, vi assicuro che è una missione.